Era il 1977 quando conobbi Antonio, gareggiavamo per circoli diversi, sempre avversari. Lui in barca andava al timone con a prua Rupnik, due elementi un po' particolari, ma che avevano saputo ritrovarsi ed affiatarsi. Si sa che in barca, soprattutto in campo agonistico, è facile che delle amicizie si rovinino. Due disordinati uguali, due estrosi, un giusto mix.
Due anni dopo anch'io entrai a far parte del forte gruppo dell'Unione Sportiva Quarto. Andavo in 420.
Cominciarono le trasferte in mezza Europa, famosa quella per cui fu organizzato tutto, barche già caricate sul carrello stradale, per un Campionato Europeo 420 in Ungheria che poi non esisteva... “riparammo” sul Garda, fra le risate generali. Poi passò ad andare con Bacci Belgrano, un altro genio della vela, stavolta come prodiere. In barca due mentalità da “timoniere” sono l'ideale, ci si capisce al volo, si condivide tattica e scelte sul campo di regata. Arrivano i primi risultati di rilievo: 3' al Campionato Mondiale Giovanile 420 a Livorno.
Intanto Antonio si era iscritto a Legge. Non era mai stato un grande studioso, ma la cosa lo prese. Con la sua parlantina ed umorismo ce lo vedevo nel ruolo di avvocato. In regata approdato al 470 finisce in barca con Fabrizio Ferrari (attuale Vice Presidente dell'Associazione). I successi in regate internazionali non tardano a venire. Erano lanciati. Nel frattempo era ad un passo dalla laurea in Legge.
Succede però che un giorno, era il periodo del militare, al Campionato Italiano J24 a Cala Galera, Antonio sviene e viene ricoverato.
La diagnosi è drammatica: aplasia midollare. Era rimasto senza globuli rossi ed il suo corpo non li rigenerava. Preludio ad una leucemia.
Trasfusioni su trasfusioni, prelievo di midollo per valutarne la compatibilità con qualcun'altro, padre, madre, fratellastro. Era l'epoca dei primi trapianti di midollo.
Ricordo la corsa in cardiologia al S. Martino quando, per procedere al trapianto, era necessario prima valutare la funzionalità cardiaca con un ecocardiogramma.
Ricordo le donazioni di sangue e di piastrine degli amici che si erano mobilitati. Ricordo l'ansia di Anna, madre incredibilmente attaccata al suo unico figlio, che non smetteva di chiedere e di sperare.
Poi venne il giorno del trapianto. Ricordo quella camera sterile dove entrai a trovarlo: lo trovai pallido come non mai. Parlammo, raccontammo, ridemmo... fu l'ultima volta che lo vidi.
Ai funerali una folla immensa. E la disperazione di una madre, che aveva fatto anche l'impossibile.
Inevitabile trattenere le lacrime anche mentre scrivo queste righe.
La tenacia di Anna, la sua forza portò alla fondazione dell'Associazione in nome di Antonio. Voleva scaricare tutta la sua rabbia contro il destino aiutando chi, come Antonio nel suo percorso, aveva dovuto affrontare mille difficoltà anche di ordine pratico.
Davanti al notaio “promettemmo” che Antonio non sarebbe mai morto, per noi. Fu come un giuramento.
Sono passati gli anni e non so quante persone l'Associazione abbia aiutato. Sono veramente tante. Il nome di Antonio si è perpetrato negli anni. L'associazione è diventata famosa, grazie alle numerose donazioni ed ai finanziamenti che è stata in grado di ricevere e raccogliere.
Anna infaticabile promotrice di mille iniziative, ispiratrice continua di nuove idee. Purtroppo 2 anni fa un tumore se l'è portata via, ma anche in quella circostanza la sua dignità e la sua forza, l'ha aiutata ad andarsene con la discrezione che la caratterizzava, convinta che presto avrebbe rivisto il suo Antonio, finalmente.
A noi tutti ha strappato una promessa: quella di continuare a portare avanti lo spirito dell'Associazione. E' stato come un secondo giuramento, sulla riga del primo.
Ed ora noi ci siamo, sono qui anch'io nella nuova veste di Presidente, al suo posto, e Le dico “Anna eccomi!”.
Il Centro di Medicina Integrata all'Ospedale Gallino di Pontedecimo, il fiore all'occhiello dell'Associazione, diretta dalla Dott.ssa Vidili con la collaborazione del Sig. Piero Randazzo, esperti entrambi di questo campo, continua nella sua impresa a favore dei malati oncologici o dei pazienti affetti da malattie rare.
Noi andiamo avanti, in nome di chi non c'è più ma che ci ha lasciato un forte messaggio.
Ciao Antonio. Ciao Anna. |